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non fermarsi mai e... niente scorciatoie!

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La strada piu' lunga...

...è sempre la migliore. Nelle fiabe viene spesso rappresentata come uno schifoso sentiero contornato da alberi secchi, ma dall'aspetto putrescente ed a terra giacciono pietre affilate dall'arrotino magico pronte a squarciare gli pneumatici del nobile destriero cavalcato dal principe azzurro: o forse erano gli zoccoli? Comunque, per me, rimane il posto giusto dove fare un po' di sano e divertente enduro.

Castelvecchio di Roccabarbena

Con questo pensiero in testa ho deciso di partire per andare a fare una visitina a mio figlio e alla nonna in Toscana. Ovviamente l'autostrada è per i fighetti, quindi il giro comincia con una bella salita verso le montagne dell'entroterra ligure. Passando per Zuccarello, splendido borgo medievale, per deviare verso Castelvecchio di Roccabarbena con il suo imponente, avete già indovinato, castello: e qui devo ammettere che per la prima volta mi sono soffermato un po' più a lungo ad ammirarlo, complice il cielo tipicamente settembrino (quello con le pecorelle che pascolano in un il cielo azzurrissimo), sono rimasto colpito dalla sua presenza.

Asfalto a tratti saltuari sul Faiallo

Con un'impennata virtuale (questa volta la ruota anteriore ha voluto più  bene al grigio asfalto che a me), sono ripartito per le curve che portano a Bardineto e poi Calizzano. L'odore di fresco rinvigoriva i miei pensieri di libertà e mi ha regalato allucinazioni di pascoli svizzeri, casette decorate dell'Alto Adige e fienili in legno della Val Varaita. Solo un pessimo asfalto è riuscito a riportarmi alle strade delle Alpi della Liguria.

Su tutto il percorso si incominciano a vedere gli effetti del cambio di stagione. L'autunno sta arrivando e con lui i freddi tipici di queste vallate spesso all'ombra: ho trovato cataste di tronchi e boscaioli che preparavano il faticoso commercio di legna da ardere. Il profumo di legno fresco addolcisce in parte il pensiero del disboscamento programmato, ma questa è un'altra storia.

Laghetto del Faiallo

Sono riuscito ad "immortalare" sulla traccia GPX (maggiori info nell'articolo dedicato alla navigazione) qualche girotondo intorno alle varie rotonde, dovuto alla spensieratezza del viaggiatore che non deve rendere conto all'orologio. Una finta metafora per dire che non ho visto i cartelli e sono dovuto tornare indietro come un fesso turista della domenica...

Il percorso da Millesimo, Carcare e Cairo Montenotte non è fra i più eccitanti che mi siano capitati, ma per non allungare troppo, mi sono goduto qualche bel palazzo antico rimesso a nuovo. Finalmente a Dego riesco a togliermi dalle tanto odiate strade "ad alto scorrimento", quelle, cioè, dove ti fanno il verbale perchè facevi 65km/h su una strada dove si potrebbero fare i 90. Da qui verso Sassello, l'aria si riempie di quell'odore tipico di pioggia, quello che avrei tanto voluto annusare nelle afose giornate di luglio o agosto, ma che non amo particolarmente quando sono in giro su due ruote di cui una particolarmente consumata. Per fortuna l'acquazzone era appena passato ed ho evitato di indossare il completo per la sauna.

Un tratto d'asfalto verso il passo del Faiallo

Finalmente comincia la mia salita verso il passo del Faiallo; una delle mete che questo mio percorso doveva obbligatoriamente toccare. Sono già stato quassù altre tre volte, ma complice il meteo avverso o un disastro meccanico di un amico (ho già detto che l'asfalto fa schifo? Il mio amico ha piegato entrambi i cerchi), non sono mai riuscito a godermi lo spettacolare, così me l'hanno descritto, panorama. Ovviamente anche questa volta non potevo trasgredire la regola del Faiallo, anche se pare che il divieto di godere della vista su Genova, o la sfiga, stia mollando un po' la presa.

 

Genova si vede poco: che la sfiga mi stia dando un po' di tregua?

#lanaturanondipingeconicoloridelluomo

La discesa mi ha ricordato che la natura non dipinge con i colori degli uomini: i fiori viola sul contrasto verde scuro della vegetazione, incorniciano la striscia grigia che scende verso Masone. Le immense gallerie e i viadotti sottostanti contrastano con la bellezza della vallata, che finalmente si mostra sotto le nuvole; inoltre mi hanno fatto ricordare quanto sia più monotono viaggiare in autostrada, ma che a breve sarebbe toccato anche a me.

 

Aspettami, arrivo!
A Masone non piove, per ora...

 

Dal paesino con il meteo più infelice della Liguria, parte un percorso particolarmente interessante per una bicilindrica, o endurone, che porta dalla val Stura alla parte alta della val Polcevera, passando per stradine semi asfaltate e percorsi offroad generalmente semplici. Sicuramente un prossimo itinerario prenderà in considerazione questa zona! Lo spettacolare panorama degli Appennini liguri, mescolanza di tipica flora mediterranea e di quella alpina, riaccende la voglia di proseguire, nonostante abbia già percorso il doppio dei chilometri che separano normalmente Alassio da Genova.

 

Il rumore della mia moto rompe il silenzio e la staticità di un paesaggio che rende l'idea di quanto sia fugace la vita dell'uomo. E non lo dico per fare finta poesia, ma perchè la natura vista da dove la presenza degli esseri umani è espressa solo da una strada di terra e pietre, avvicina spirito e mente alla natura e a Gaia. Lo so che molti penseranno che una passeggiata sarebbe meglio di una motocavalcata, ma perfino i Greci antichi mitizzavano i centauri...

Ponte alla buona. Divieto di transito in caso di pioggia!

La natura intorno sui Piani di Praglia La natura intorno ad un "abbelinato"

Una "chiesetta" in zona Ceranesi... Santuario di N.S. della Guardia

Da Ceranesi in poi, l'ambiente metropolitano ingloba tutto, anche il mio umore. L'odio per il traffico di macchine guidate da persone che non vedrebbero un elefante rosa in mezzo alla carreggiata, figuriamoci un banale motociclista, mi convince che devo allontanarmi nel modo che meno mi piace e attraverso il casello di Bolzaneto dove mi sembra di scorgere un vago "Lasciate ogni speranza...".

#passodelbracco

Il paradiso verso il mare, ma l'inferno a due corsie è lì che mi attende

La tentazione è forte: vorrei arrivare velocemente in Toscana, per potermi dedicare all'ultimo tratto che, ho già deciso, percorrerà alcuni sterrati del Bosco di Santa Luce. Ma non avendo al mio fianco alcun Virgilio, mi ritrovo nel centro di Chiavari a cercare un pezzo di focaccia. Ho sfamato vista e olfatto, ma per fortuna non ancora il gusto (non ho assaggiato nè terra nè asfalto, per capirci). Da qui l'unica alternativa che non mi faccia arrivare per la colazione del giorno dopo, è il passo del Bracco. L'Aurelia, o SS1 per i non addetti, si allontana dal litorale per regalare un misto di emozioni che vanno dal "che bosco e che golfo favolosi" al più volgare " cazzo vado troppo veloce,  dovevo frenare prima!". Pochi motociclisti fanno capolino ogni tanto, tutti immersi nel continuo flusso di curve o nell'ammirare la splendida costa del levante ligure.

Con il mio racconto posso far ripartire il viaggio vicino alla costa tirrenica nei pressi di Livorno, ma la realtà è stata noiosa ed il tempo rallentato dai 130km/h costanti: non sono le forti accellerazioni che rendono più piccante la vita? Da qui ho proseguito per le affollate vie che portano verso il mare di Cecina, fino all'agognato bivio per Pieve S. Luce e per il bosco dedicato alla stessa santa.

Con la GoPro ad immortalare la mia miserevole guida (per fortuna che i filmati hanno sempre una sorta di effetto "velocità warp"), mi sono divertito a percorrere una minuscola parte della ragnatela di sentieri e strade bianche che intaglia questa parco verde. Qualche gigante bianco, erede moderno dei mulini di Don Chisciotte, indica la via per la strada principale che mi porterà dal mio angioletto dagli occhi azzurri. Fra boscaioli che ritornano a casa dopo una lunga giornata di duro lavoro, e qualche mini fattoria dove i maiali si preparano alla fine della giornata, arrivo finalmente e, oserei dire meritatamente, verso la fine del mio insignificante viaggio.

Mentre scendo la striscia d'asfalto che da Collemontatnino porta alla meta finale, preparo già i miei pensieri al premio che ha dato origine a tutta questa avventura: la stretta delicata delle braccia di mio figlio.

 

Tutto questo per...

 

 

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